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Narciso e Boccadoro

Tante volte ho sentito rinnovarsi la lezione di Raymond Carver, il quale ha descritto nei suoi racconti l'umanità, con le sue contraddizioni e le sue tensioni, partendo dalla gente comune, dai problemi quotidiani. Dal famoso "scarpone vecchio", piuttosto che dal pensiero astratto.

Così anche l'arte che ha affascinato e continua ad affascinare è quella che ha rappresentato la vita. Volti di Madonne, di angeli e santi, altro non sono che sublimazioni di immagini ed espressioni della strada. Dietro alla Pietà di Michelangelo, ho sempre pensato ci fosse una giovane ragazza, semplice, fresca e così verosimile perché reale.

Nel romanzo Narciso e Boccadoro, Herman Hesse ha fatto parlare due visioni del mondo: quella dell'uomo di scienze e quella dell'artista.

Sostiene Narciso: "Imparo molto da te, Boccadoro. Comincio a comprendere che cos'è l'arte. Prima mi pareva che, in confronto col pensiero e con la scienza, non fosse da prendere troppo sul serio. Pensavo press'a poco così: poiché l'uomo è una dubbia mescolanza di spirito e di materia, poiché lo spirito gli schiude la conoscenza dell'eterno, mentre la materia lo trascina in basso e lo incatena a ciò che è transitorio, egli dovrebbe cercare di staccarsi dai sensi e di entrare nel mondo spirituale, per elevare la sua vita e darle significato. [...] Il nostro pensare è un continuo astrarre, un prescindere dal mondo sensibile, un tentativo di costruzione d'un mondo puramente spirituale. Tu invece cogli nel cuore ciò che vi è di più instabile e mortale e riveli il senso del mondo proprio in quello che è transitorio. Tu non prescindi da questo, ti dài tutto ad esso, e per questa tua dedizione esso diventa ciò che vi è di più alto: il simbolo dell'eterno. Noi pensatori cerchiamo di avvicinarci a Dio staccando il mondo da lui. Tu ti avvicini a lui amando e ricreando la sua creazione. Sono entrambe opere umane e iandeguate, ma l'arte è più innocente".

Hesse attraversa l'animo umano e ne traccia le paure, i desideri, i dubbi, partendo dalla realtà. Narciso e Boccadoro è stato scritto nei primi del Novecento. A distanza di un secolo, la sua attualità è evidente. La necessità di fuggire, di vagabondare per il mondo alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza, da una parte; la serenità conquistata con la sensazione di una vocazione e la tenace volontà di raggiungere la propria mèta, dall'altra. Due momenti della vita di ognuno di noi, o semplicemente due modi di vivere diversi. Ecco perché questo romanzo è un classico moderno che ancora fa riflettere.

Dice ancora Narciso all'amico: "Non dovresti invidiarmi, Boccadoro. Non c'è una pace così come tu la intendi. C'è la pace, senza dubbio, ma non una pace che alberghi durevolmente in noi e non ci abbandoni più. C'è solo una pace che si conquista continuamente con la lotta senza tregua, e tale conquista dev'essere rinnovata giorno per giorno. [...] E' lotta, è lotta e sacrificio, come ogni vera vita, come anche la tua".

Pubblicato il 30/9/2007 alle 16.53 nella rubrica Letteratura.

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