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Grandi speranze

 

"Poiché il cognome di mio padre era Pirrip, e il mio nome di battesimo Philip, la mia lingua infantile non riuscì mai a ricavare dai due nomi nulla di più lungo o di più esplicito di Pip. Così presi a chiamarmi Pip, e Pip finii per essere chiamato".

Ecco quello che si dice un ottimo incipit, quello che serve a mantenere il lettore incollato alla prima pagina, con la voglia matta di arrivare all'ultima.

Finalmente ho iniziato a leggere "Grandi speranze" del magnifico Dickens. E la soddisfazione è ancora maggiore perché l'ho trovato su una bancarella in via Tuscolana tra libri di cucina, yoga e découpage. Una vecchia edizione della Newton & Compton, dalla copertina bianca macchiata dal tempo, come le pagine ingiallite e profumate di cartone. Due euro per un capolavoro di sempre, il cui titolo in questo momento riassume tutti i miei pensieri. E molti altri ancora delle persone che mi circondano...

Pubblicato il 2/9/2007 alle 16.50 nella rubrica Letteratura.

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